AREA PRESS, Artisti, Chitarra, Interviste, MUSICISTI, NEWS, RECENSIONI

Intervista al chitarrista tarantino Livio Bartolo, il racconto di Serena Corrente

Se ascolti “South Iceland” ti innamori del suo stile quasi crepuscolare e sicuramente intimista,  a cui Livio Bartolo, chitarrista jazz e non solo, attinge come a un suo “scrigno segreto, come scrive ottimamente Stefano Dentice. Ma poi il musicista spazia tra improvvisazione radicale e composizioni di tipo dodecafonico e seriale. Allora ti chiedi chi è questo giovane chitarrista, compositore, con all’attivo sei dischi, pronto a lanciare (nei prossimi mesi) il settimo. Sono attratto e influenzato da più forme d’arte” dice di sè.
Cominciamo allora dalla formazione.
Mi sono diplomato al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli in chitarra Jazz. E’ proprio in questa sede che è avvenuto l’incontro con Gianni Lenoci, scomparso recentemente e in maniera prematura, che ha lasciato, lascia e lascerà un grosso vuoto nel mondo del Jazz e della Musica in generale. Nella mia formazione (precedentemente al conservatorio) c’è anche stato il CEMM (Centro Educativo Musicale Moderno) di Bussero (Milano) dove ho potuto studiare con Walter Donatiello, Giovanni Tommaso, Daniele Cavallanti, Tiziano Tononi e altri. Negli anni ho avuto modo di studiare con Domenico Caliri e incontrare Marc Ducret. Quest’ultimo l’ho conosciuto a Milano (e ritrovato a Monopoli per un seminario) ed è un musicista incredibile, ha rivoluzionato il playing del mio strumento.
Si è esibito al “Blue note” di Milano e alla “Casa del jazz” di Roma con l’Hocus Pocus  Explab di Gianni Lenoci, ma ha anche collaborato alle musiche di un film.
Sì quella è stata una bella esperienza. Si tratta de” La stradaverso casa”, un film pluripremiato di Samuele Rossi, le musiche sono di Giuseppe Cassaro. L’ho conosciuto  quasi per caso e l’anno successivo alla sua conoscenza mi ha chiesto di collaborare. Una esperienza fantastica.
Leader di due formazione “Livo Bartolo Soundscapes trio” e “Variable unit”, con quale delle due ha creato l’ultimo disco?
Con la seconda di cui vorrei ricordare i componenti: Aldo Di Caterino flauto, Pietro Corbascio tromba, Giacomo Eramo sassofono contralto, Andrea Esperti contrabbasso, Marco Calabretti batteria e sax tenore.
Cosa puo’ aspettarsi il pubblico?
Il risultato del lavoro di un anno molto impegnativo, frutto di uno studio su linguaggi di tipo “intervallare” e associazioni alfa numeriche, elementi musicali per costruire nuove composizioni.. C’è anche un elemento magico legato  a una iscrizione latina “Sator arepo tenet opera rotas”, una iscrizione  che dà luogo a un palindromo e che è stata oggetto di frequenti ritrovamenti archeologici.
Simbologia, ma anche risvolto onirico e tornando alla sua produzione c’è anche un omaggio alla sua città, Taranto, con “Taras il sogno confuso di Falanto”.
Ho immaginato Falanto che si fa trasportare dal mare  sofferente con un sound soffuso e onirico.
Ancora un’altra sorpresa per un pubblico che deve seguirla attraverso sentieri sicuramente complessi.
La speranza è che possa comprendere,  l’aspetto peggiore per la vita di un artista è l’indifferenza del pubblico. Bisogna pensare che tutto quello che si fa va a finire a un pubblico di ascoltatori, ma è allo stesso tempo importante non perdere di vista la direzione musicale che porta a sperimentare sempre nuove forme.
di Serena Corrente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...